Note sulle caratteristiche fisiche della provincia di Brescia

Testo di Roberto Bertoli                              Foto di Marco Guerrini

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La provincia di Brescia ricorda nella sua forma un triangolo scaleno con l’apice rivolto verso nord. Con i suoi 4784 Kmq è la provincia più grande della Lombardia ed è tra le maggiori a livello nazionale. Osservando una carta geografica balza all’occhio la diversità morfologica e ambientale che caratterizza il territorio; si passa, tra i suoi due apici diametralmente opposti, dalla cima dell’Adamello (3554 metri), vetta più alta delle Alpi Retiche bresciane, al Comune di Fiesse con i suoi soli 34 metri di altitudine.

Cartina fisica della provincia di Brescia

Partendo dalla parte meridionale della provincia, per una immaginaria perlustrazione a volo d'uccello, s’incontra una vasta zona di pianura che copre circa il 29% del territorio, che fa parte della zona nord del bacino alluvionale del fiume Po, divisa in "pianura alta" e "pianura bassa". La prima è caratterizzata dalla presenza di terreni misti di ciottoli e sabbie di medie dimensioni, permeabili all’acqua meteorica e di scorrimento, che incontrando in profondità degli strati argillosi forma notevoli falde acquifere.

 La caratteristica invece della "pianura bassa" è di essere composta prevalentemente da suoli argillosi che impediscono l’infiltrazione dell’acqua, permettendo alla stessa di scorrere solo in superficie. Nella zona di confine tra queste due aree, avviene il riaffioramento delle acque di falda, che dà luogo ai cosiddetti fontanili o risorgive, caratterizzati dalla presenza d’acqua a temperatura quasi costante nell’arco dell’anno (dai 12° in inverno ad un massimo di 19° in estate). E’ da questa ricomparsa che si originano dei vasi d’acqua pulita a scorrimento lento che a volte, senza la presenza di una vera foce, finiscono la loro corsa spagliando nella campagna. Un tempo queste acque erano usate in agricoltura per la pratica delle "marcite": ampi appezzamenti di terreno venivano allagati nei mesi invernali e l’acqua, per evitare che ghiacciasse, vi era fatta scorrere in continuazione.

Questa pratica colturale permetteva uno sfalcio precoce d’erba in primavera e dava origine, in inverno, a delle biocenosi interessanti e da tutelare, ora messe a rischio dall’inquinamento e da tecniche agricole e zootecniche più moderne.

Parco dello Stelvio

Le formazioni boschive che un tempo caratterizzavano la pianura, come i querceti misti, sono stati pressoché totalmente distrutti e sostituiti dalle odierne pratiche agricole e dall’urbanizzazione. Relitti boschi planiziali di limitata estensione caratterizzano ancora le sponde del basso corso del fiume Oglio, da quando esce dal lago d’Iseo fino a Pontevico. Sono di piccole dimensioni ma meritevoli di maggior tutela contenendo spesso lanche o mortizze. Uniche "alture" che emergono dalla pianura sono il Monte Orfano (437 m) d’origine miocenica, il Monte Netto o di Capriano (122 m) e la Collina di Castenedolo (152 m).

R.N. Torbiere del Sebino

La terra bresciana è terra d’acque, con la presenza di ben tre laghi, il lago di Garda, il lago d’Iseo e il lago d’Idro, prevalentemente bresciani nei loro confini amministrativi. Originati dai ghiacciai del Quaternario, con la tipica forma allungata, alti fondali e montagne che cadono a picco nelle acque dei loro settori settentrionali, caratterizzano questa provincia dandole il primato in Italia per l’estensione della superficie lacustre. Inoltre decine di laghetti naturali di varie dimensioni, d’origine prevalentemente glaciale costellano la parte alpina, alcuni caratterizzati dalla presenza di biocenosi e forme endemiche rare. Anche i sistemi morenici che si trovano alla base del lago di Garda e del lago d’Iseo sono caratterizzati dalla presenza di zone umide di notevole interesse e in particolare il lago d’Iseo con le sue torbiere, ora tutelate come Riserva Naturale Orientata, riconosciuta come sito d’importanza internazionale dalla convenzione di Ramsar.

Sulle colline che circondano alla base questi due laghi è presente una vegetazione relitta di tipo submediterraneo, con presenza di leccio (Quercus ilex), scotano (Cotinus coggygria) e terebinto (Pistacia terebinthus). Importante in questo contesto la presenza di isole xerotermiche, originate dalla particolarità del clima, dall’esposizione e dal substrato, che ospitano presenze faunistiche e vegetali interessanti. Per queste ultime ne è un esempio rappresentativo, la zona della Rocca di Manerba, dove l’esistenza di prati aridi, dall’uomo pochissimo sfruttati, danno origine a particolari endemismi botanici di limitata distribuzione. Tale tipologia ambientale, anche se in condizioni di minore xerotermia, è continua per una fascia ampia alcuni chilometri nei versanti sud delle colline poste tra i due laghi. In questa fascia è più massiccia la presenza della roverella (Quercus pubescens). Questo fenomeno è presente anche a Montisola, principale isola del lago d’Iseo, che con i suoi 600 metri di quota massima è l’isola d’acque interne più alta d’Europa. Particolari sono anche i fenomeni di tipo carsico su substrato calcareo che con i caratteristici campi solcati, doline, pozzi e grotte, caratterizzano l’altipiano di Cariadeghe nel Comune di Serle. La campagna coltivata è caratterizzata dalla coltivazione dell’ulivo (Olea europea) e dalla vite (Vitis vinifera).

Lago d'Aviolo, parco dell'Adamello

Sempre dirigendoci verso nord incrociamo le Prealpi, primi contrafforti di modesta altitudine che cingono a meridione le più imponenti Alpi, ma che hanno origini e litologie diverse. Le Alpi sono più antiche, la loro formazione è riconducibile al periodo compreso tra l’era primaria-paleozoica e la terziaria. Le Prealpi sono invece più giovani, costituite da rocce sedimentarie e prevalentemente calcaree e la loro cima più elevata è il monte Crestoso (2215 m). Nel comprensorio prealpino s’incrociano ampi solchi vallivi con una buona copertura forestale ma, purtroppo, per la massiccia pratica di una intensiva ceduazione, presenta in molti casi boschi coetanei e poco diversificati. Sui versanti meno assolati dell’orizzonte submontano sono il castagno (Castanea sativa), il cerro (Quercus cerris) e il carpino (Carpinus betulus) a farla da padroni. E’ dal piano montano (circa 1000 metri), che compare il faggio (Fagus selvatica) anche se saltuariamente scende a quote inferiori nelle valli più fresche. Sarà la trasformazione in bosco d’alto fusto a migliorare qualitativamente le nostre faggete. Singoli e maestosi individui elevano le loro chiome nei pressi di malghe o santuari isolati o presso cippi d’antichi confini.

Nel bosco alpino o montano superiore abbiamo il passaggio alla pecceta, alla quale il faggio lascia il posto non senza prima esserne compenetrato in vari modi. L’abete rosso o peccio (Picea excelsa) è la principale conifera di quest’orizzonte. La discontinuità della sua distribuzione deriva dalla presenza, come tasselli di un mosaico, di pascoli alpini ricavati dall’uomo per la pratica della monticazione del bestiame. Queste aree per il pascolamento d’ovini e bovini hanno visto abbassarsi verso valle l’estensione del loro tipico orizzonte. E’ nella parte sommitale della pecceta che compare il larice (Larix decidua) che sale, con esemplari contorti e tenaci, fino al piano culminale resistendo alle difficili condizioni atmosferiche delle alte quote, caratterizzate dalla presenza di cespugli contorti ed essenze erbacee, terre di scarni pascoli e macereti. Per finire l'immaginario viaggio si risale a nord fino a toccare i contrafforti dell’Adamello che, con la presenza del ghiacciaio Pian di Neve, tra i più ampi della catena alpina, caratterizza la parte settentrionale della provincia.

Una complessa idrografia, con distinti bacini ad andamento verticale, caratterizza la provincia di Brescia, in alcuni casi contornandola e disegnandone i confini. Tra i principali corpi idrici abbiamo il fiume Oglio che bagna la valle Camonica, il Mella che ha scavato la valle Trompia, il Chiese, a sud del lago d’Idro, che segna la valle Sabbia. A quest'ultima appartiene, idrograficamente, il bacino del Caffaro, affluente del Chiese prima del lago d'Idro. Tutti questi fiumi, direttamente o indirettamente, dopo aver solcato la pianura, gettano le loro acque nel Po.