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La
provincia di Brescia ricorda nella sua forma un triangolo scaleno con l’apice
rivolto verso nord. Con i suoi 4784 Kmq è la provincia più grande della
Lombardia ed è tra le maggiori a livello nazionale. Osservando una carta
geografica balza all’occhio la diversità morfologica e ambientale che
caratterizza il territorio; si passa, tra i suoi due apici diametralmente
opposti, dalla cima dell’Adamello (3554 metri), vetta più alta delle Alpi
Retiche bresciane, al Comune di Fiesse con i suoi soli 34 metri di altitudine.

Cartina fisica
della provincia di Brescia
Partendo dalla parte meridionale della provincia, per una
immaginaria perlustrazione a volo d'uccello, s’incontra una vasta
zona di pianura che copre circa il 29% del territorio, che fa parte
della zona nord del bacino alluvionale del fiume Po, divisa in
"pianura alta" e "pianura bassa". La prima è caratterizzata dalla
presenza di terreni misti di ciottoli e sabbie di medie dimensioni,
permeabili all’acqua meteorica e di scorrimento, che incontrando in
profondità degli strati argillosi forma notevoli falde acquifere.
La caratteristica invece della "pianura bassa" è di essere composta
prevalentemente da suoli argillosi che impediscono l’infiltrazione
dell’acqua, permettendo alla stessa di scorrere solo in superficie.
Nella zona di confine tra queste due aree, avviene il riaffioramento
delle acque di falda, che dà luogo ai cosiddetti fontanili o
risorgive, caratterizzati dalla presenza d’acqua a temperatura quasi
costante nell’arco dell’anno (dai 12° in inverno ad un massimo di
19° in estate). E’ da questa ricomparsa che si originano dei vasi
d’acqua pulita a scorrimento lento che a volte, senza la presenza di
una vera foce, finiscono la loro corsa spagliando nella campagna. Un
tempo queste acque erano usate in agricoltura per la pratica delle
"marcite": ampi appezzamenti di terreno venivano allagati nei mesi
invernali e l’acqua, per evitare che ghiacciasse, vi era fatta
scorrere in continuazione.
Questa pratica colturale permetteva uno sfalcio precoce d’erba in
primavera e dava origine, in inverno, a delle biocenosi interessanti
e da tutelare, ora messe a rischio dall’inquinamento e da tecniche
agricole e zootecniche più moderne.

Parco dello
Stelvio
Le formazioni boschive che un tempo caratterizzavano la pianura,
come i querceti misti, sono stati pressoché totalmente distrutti e
sostituiti dalle odierne pratiche agricole e dall’urbanizzazione.
Relitti boschi planiziali di limitata estensione caratterizzano
ancora le sponde del basso corso del fiume Oglio, da quando esce dal
lago d’Iseo fino a Pontevico. Sono di piccole dimensioni ma
meritevoli di maggior tutela contenendo spesso lanche o mortizze.
Uniche "alture" che emergono dalla pianura sono il Monte Orfano (437
m) d’origine miocenica, il Monte Netto o di Capriano (122 m) e la
Collina di Castenedolo (152 m).

R.N. Torbiere
del Sebino
La terra bresciana è terra d’acque, con la presenza di ben tre
laghi, il lago di Garda, il lago d’Iseo e il lago d’Idro,
prevalentemente bresciani nei loro confini amministrativi. Originati
dai ghiacciai del Quaternario, con la tipica forma allungata, alti
fondali e montagne che cadono a picco nelle acque dei loro settori
settentrionali, caratterizzano questa provincia dandole il primato
in Italia per l’estensione della superficie lacustre. Inoltre decine
di laghetti naturali di varie dimensioni, d’origine prevalentemente
glaciale costellano la parte alpina, alcuni caratterizzati dalla
presenza di biocenosi e forme endemiche rare. Anche i sistemi
morenici che si trovano alla base del lago di Garda e del lago
d’Iseo sono caratterizzati dalla presenza di zone umide di notevole
interesse e in particolare il lago d’Iseo con le sue torbiere, ora
tutelate come Riserva Naturale Orientata, riconosciuta come sito
d’importanza internazionale dalla convenzione di Ramsar.
Sulle colline che circondano alla base questi due laghi è presente
una vegetazione relitta di tipo submediterraneo, con presenza di
leccio (Quercus ilex), scotano (Cotinus coggygria) e terebinto (Pistacia
terebinthus). Importante in questo contesto la presenza di isole
xerotermiche, originate dalla particolarità del clima,
dall’esposizione e dal substrato, che ospitano presenze faunistiche
e vegetali interessanti. Per queste ultime ne è un esempio
rappresentativo, la zona della Rocca di Manerba, dove l’esistenza di
prati aridi, dall’uomo pochissimo sfruttati, danno origine a
particolari endemismi botanici di limitata distribuzione. Tale
tipologia ambientale, anche se in condizioni di minore xerotermia, è
continua per una fascia ampia alcuni chilometri nei versanti sud
delle colline poste tra i due laghi. In questa fascia è più
massiccia la presenza della roverella (Quercus pubescens). Questo
fenomeno è presente anche a Montisola, principale isola del lago
d’Iseo, che con i suoi 600 metri di quota massima è l’isola d’acque
interne più alta d’Europa. Particolari sono anche i fenomeni di tipo
carsico su substrato calcareo che con i caratteristici campi
solcati, doline, pozzi e grotte, caratterizzano l’altipiano di
Cariadeghe nel Comune di Serle. La campagna coltivata è
caratterizzata dalla coltivazione dell’ulivo (Olea europea) e dalla
vite (Vitis vinifera).

Lago d'Aviolo,
parco dell'Adamello
Sempre dirigendoci verso nord incrociamo le Prealpi, primi
contrafforti di modesta altitudine che cingono a meridione le più
imponenti Alpi, ma che hanno origini e litologie diverse. Le Alpi
sono più antiche, la loro formazione è riconducibile al periodo
compreso tra l’era primaria-paleozoica e la terziaria. Le Prealpi
sono invece più giovani, costituite da rocce sedimentarie e
prevalentemente calcaree e la loro cima più elevata è il monte
Crestoso (2215 m). Nel comprensorio prealpino s’incrociano ampi
solchi vallivi con una buona copertura forestale ma, purtroppo, per
la massiccia pratica di una intensiva ceduazione, presenta in molti
casi boschi coetanei e poco diversificati. Sui versanti meno
assolati dell’orizzonte submontano sono il castagno (Castanea
sativa), il cerro (Quercus cerris) e il carpino (Carpinus betulus) a
farla da padroni. E’ dal piano montano (circa 1000 metri), che
compare il faggio (Fagus selvatica) anche se saltuariamente scende a
quote inferiori nelle valli più fresche. Sarà la trasformazione in
bosco d’alto fusto a migliorare qualitativamente le nostre faggete.
Singoli e maestosi individui elevano le loro chiome nei pressi di
malghe o santuari isolati o presso cippi d’antichi confini.
Nel bosco alpino o montano superiore abbiamo il passaggio alla
pecceta, alla quale il faggio lascia il posto non senza prima
esserne compenetrato in vari modi. L’abete rosso o peccio (Picea
excelsa) è la principale conifera di quest’orizzonte. La
discontinuità della sua distribuzione deriva dalla presenza, come
tasselli di un mosaico, di pascoli alpini ricavati dall’uomo per la
pratica della monticazione del bestiame. Queste aree per il
pascolamento d’ovini e bovini hanno visto abbassarsi verso valle
l’estensione del loro tipico orizzonte. E’ nella parte sommitale
della pecceta che compare il larice (Larix decidua) che sale, con
esemplari contorti e tenaci, fino al piano culminale resistendo alle
difficili condizioni atmosferiche delle alte quote, caratterizzate
dalla presenza di cespugli contorti ed essenze erbacee, terre di
scarni pascoli e macereti. Per finire l'immaginario viaggio si
risale a nord fino a toccare i contrafforti dell’Adamello che, con
la presenza del ghiacciaio Pian di Neve, tra i più ampi della catena
alpina, caratterizza la parte settentrionale della provincia.
Una complessa idrografia, con distinti bacini ad andamento
verticale, caratterizza la provincia di Brescia, in alcuni casi
contornandola e disegnandone i confini. Tra i principali corpi
idrici abbiamo il fiume Oglio che bagna la valle Camonica, il Mella
che ha scavato la valle Trompia, il Chiese, a sud del lago d’Idro,
che segna la valle Sabbia. A quest'ultima appartiene,
idrograficamente, il bacino del Caffaro, affluente del Chiese prima
del lago d'Idro. Tutti questi fiumi, direttamente o indirettamente,
dopo aver solcato la pianura, gettano le loro acque nel Po. |