RELAZIONE ATTIVITA' DI INANELLAMENTO MARCITA "API" - PADERNELLO 1999/2000

Roberto Bertoli, Mario Caffi & Rocco Leo

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Introduzione

La marcita è oramai un ambiente sempre più difficile da trovarsi nelle nostre campagne. Contemporaneamente esse sono anche un luogo ove una componente molto interessante della nostra avifauna sverna. Pertanto doppio è l'interesse, per il naturalista, che questo ambiente suscita. Nella bassa campagna bresciana ancora al giorno d'oggi alcune marcite sono gestite con passione dai proprietari. Grazie al supporto logistico di uno di noi (M. Caffi) si è potuta intraprendere una campagna di inanellamento, che partita sperimentale nel 1999, contiamo di proseguire. Sotto riportiamo la dislocazione fisica delle marcite della zona in studio (zone tratteggiate). Quella in cui si è inanellato è la più in basso.

Le marcite: breve storia

Si può collegare strettamente all'esistenza dei fontanili un tipo di prateria stabile irrigua assai caratteristico della bassa pianura: la marcita o prato invernale. Come indica lo stesso nome, questi prati traggono origine probabilmente dalla pratica assai antica di far marcire su di essi a scopo di concimazione l'ultimo taglio dell'anno, facendovi stagnare le acque che assumono d'inverno quasi aspetto di palude. Con più progredito e originalissimo sistema di coltura (che pare si debba ai Monaci Certosini di Chiaravalle fin dal 1400 almeno, se non dagli Umiliati di Vicoboldone dal 1200), le marcite sono state e sono tuttora governate in modo che vi scorra lentamente per anche cinque mesi, dall'autunno alla primavera, un sottile strato d'acqua. Poiché le acque dei fontanili e/o dei fossi da essi derivati hanno una temperatura invernale abbastanza costante ed elevata, dovuta al loro lungo percorso nel profondo suolo, è possibile ottenere abbondanti falciature anche invernali e/o raccolti anticipati. Questi prati, verdeggianti in pieno inverno, costituivano in passato un aspetto della pianura padana molto sorprendente per tutti gli stranieri che scendono nel nostro Paese. Lo Heuzè scriveva che l'impiego dell'acqua nell’Italia Settentrionale costituisce a un tempo un'arte e una scienza e questo è evidente a chi visita la marcita con i suoi piccoli salti e giochi d'acqua. Arturo Joung fin dal 1768 affermava che, almeno per la pianura milanese, le marcite si sono spesso, alla loro origine, sostituite alle paludi, che erano così frequenti nella bassa pianura, e anche alle prime coltivazioni estensive di riso che si facevano in molte depressioni paludose.

Catture storiche nelle marcite

Le marcite sono sempre state usate, fino alla proibizione per legge, per la cattura a fine alimentare di uccelli. Questa prassi, che nel passato forniva proteine alla povera dieta contadina, è ora chiaramente obsoleta ed abbandonata.

Le prede principali erano le Pavoncelle e i Beccaccini. Cadevano nelle reti anche Frullini, Croccoloni, Piovanelli, Spioncelli, Ballerine, ecc. Il mezzo di aucupio principalmente usato era noto col nome di "antanella" ed era costituito da reti verticali a panno semplice, non molto alte, sostenute da bastoni e fissate con anellini scorrevoli che si estendevano anche per centinaia di metri. Spesso venivano disposte a "croce" o a "V". Gli uccelli cadevano nelle reti in modo spontaneo o vi erano sospinte da battitori. In questo ultimo caso si effettuava la battuta di notte mentre nel primo caso le catture avvenivano al crepuscolo o all'alba quando gli animali si muovevano da e per la marcita. Si potevano, al fine di aumentare le catture, usare richiami vivi o "stampi" ricavati da animali imbalsamati e riempiti di paglia e, se l'uccellatore era particolarmente abile nel loro uso, anche appositi fischietti per far avvicinare gli animali. La presenza di neve nei campi circostanti favoriva le catture rendendo l'ambiente più ricercato dalle specie. La nebbia infine nascondeva meglio le reti permettendo catture anche molto elevate.

Attività svolta

Dal 13-14 febbraio 1999, previo alcuni sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti, abbiamo iniziato un monitoraggio dell’avifauna svernante presente in questo particolare ambiente, tramite catture standardizzate, montando un impianto di cattura costituito da reti "mist-net" (note anche come "giapponesi" o "reti foschia") lungo 220 metri e alto 2,80. Le reti hanno 4 sacche e maglia di 19 millimetri. Si è innalzato un tratto in piena marcita, sopra un argine, a forma di "L" con lunghezza di 154 metri. Altri tre tratti di reti, di metri 36, 16 e 14 sono stati posti trasversalmente nel bosco ripariale presente ai bordi della roggia Saverona, che lambisce la marcita. Ad ogni ora si è effettuato il controllo delle reti. Gli uccelli catturati sono stati insacchettati per essere trasportati alla base e qui poi pesati, misurati, inanellati e rilasciati, secondo metodi standard dettati dall'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica. Con l’inizio dell’anno 2000 si è ripetuta l’esperienza dell’anno precedente, effettuando due nuovi tentativi nei mesi di gennaio e febbraio, con l’intenzione di aumentare le giornate di catture (15-16 gennaio e 10-11-12-13 febbraio).

Risultati

In questa ultima esperienza invernale abbiamo catturato un totale di 133 uccelli di 16 specie diverse. Anche per il 2000 la specie maggiormente catturata è lo Spioncello con 40 esemplari, l’aumento delle catture dello stesso è forse da imputare alle condizioni climatiche particolari che con tempo coperto e leggera foschia rendeva meno visibili le reti agli uccelli. Essendo animali che si alimentano in marcita muovendosi in piccoli stormi, ci è stato possibile anche catturare assieme 16 individui in due reti contigue. Il dettaglio delle catture è riportato nella tabella sottostante.

Nel biennio si è giunti finora alla cattura di 180 uccelli di 22 specie diverse.

Totali catture in marcita di Padernello anni 1999/2001

Nome italiano Nome scientifico 1999 2000 2001 Totali
Spioncello Anthus spinoletta 11 40 14 65
Pettirosso Erithacus rubecola 7 17 8 32
Cinciallegra Parus major 9 11 8 28
Passera scopaiola Prunella modularis 1 15 6 22
Merlo Turdus merula 5 9 5 19
Lui piccolo Phylloscopus collybita 2 8 5 15
Scricciolo Trogodytes troglodytes 1 10 2 13
Usignolo di fiume Cettia cetti 2 7 4 13
Passera Mattugia Passer montanus   4   4
Migliarino di palude Emberiza schoeniclus   4   4
Saltimpalo Saxicola torquata   3 1 4
Regolo Regulus regulus 2   1 3
Lucherino Carduelis spinus 2     2
Beccaccino Gallinago gallinago 1 1   2
Civetta Athene noctua   1 1 2
Fringuello Fringilla coelebs 1   1 2
Verzellino Serinus serinus   1   1
Capinera Sylvia atricapilla   1   1
Ballerina gialla Motacilla cinerea   1   1
Cesena Turdus pilaris 1     1
Tordo bottaccio Turdus philomelos 1     1
Codibugnolo Aegithalos caudatus 1     1
Martin pescatore Alcedo atthis     1 1
Frullino Lymnocryptes minimus     1 1
Totale   47 133 58 238

Cose interessanti:

  •   la cattura di 2 individui di frullino (scolopacide pochissimo catturato in Italia)

  • cattura di un Luì piccolo della sottospecie di origine siberiana (tristis)

  • la ricattura di una Passera scopaiola inanellata sempre lì nell’anno precedente, indica una fedeltà al sito di svernamento.

I risultati sono stati sicuramente positivi sia come tipo di specie che come numero di catture. Siamo coscienti della difficoltà di operare in ambienti così aperti, dove le reti sono ben visibili e solo in particolare condizioni di scarsa luce (alba e crepuscolo) o cattive condizioni atmosferiche (nuvoloso o foschia) si possono ottenere dei buoni risultati.

Uccelli catturati solo sulla marcita

Spioncello

51

Beccaccino

2

Cesena

1

Totale

54

 

Lo Spioncello è specie poco catturata in Italia e quindi anche poco studiata. Le nostre catture rappresentano, con 40 esemplari nel febbraio 2000, una frazione elevata di quelle che si fanno mediamente in un anno in Italia (circa 370 nel 94). La proporzione si innalza se teniamo conto che la maggioranza degli Spioncelli è catturata in Italia nel passo autunnale (vedi la pubblicazione "Biologia e conservazione della Fauna" n° 103 dell'I.N.F.S.). Le catture ottenute possono sembrare poche in assoluto ma si deve pensare che sono state fatte in solo 5 giorni effettivi di cattura e senza l'ausilio di richiami, in un periodo dell’anno caratterizzato da assenza quasi assoluta di movimenti migratori. Importante notare il valore degli ultimi lembi residui di boschi riparali della pianura bresciana dove erano collocate le reti, che hanno permesso di catturare un numero rilevante di individui di specie legate all’ambiente arboreo, come il Pettirosso e la Cinciallegra, vista anche l’esigua estensione (poche migliaia di metri quadrati) degli stessi. Nel secondo inverno si sono ottenute delle autoricatture riferite a uccelli inanellati l’anno precedente (Merlo, Scricciolo, Cinciallegra). Pertanto si ritiene l'esperienza positiva e meritoria di essere portata avanti in modo sistematico. Speravamo di catturare forse più esemplari di Beccaccino in quanto un discreto numero di esemplari effettua un pendolarismo da e per la marcita alla sera e al mattino. Alcuni giorni prima di posizionare le reti erano presenti sul campo allagato alcune centinaia di Pavoncelle (Vanellus vanellus), che in seguito non sono state più avvistate se non transitare in volo alto.

Ringraziamenti

Si ringraziano Stefania Cappelli, Mario Mola, Laura Cianfanelli,  Barezzani Roberto e Gianni Zanoni per l'aiuto sul campo. Inoltre hanno collaborato Marina Carletti e Marilena Perbellini. Un grazie particolare ai signori Bettoni, conduttori della marcita, e a Lanfranco Salvadego proprietario della stessa per avercene gentilmente concesso l’uso.