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Introduzione
La marcita è
oramai un ambiente sempre più difficile da trovarsi nelle nostre
campagne. Contemporaneamente esse sono anche un luogo ove una
componente molto interessante della nostra avifauna sverna. Pertanto
doppio è l'interesse, per il naturalista, che questo ambiente
suscita. Nella bassa campagna bresciana ancora al giorno d'oggi
alcune marcite sono gestite con passione dai proprietari. Grazie al
supporto logistico di uno di noi (M. Caffi) si è potuta
intraprendere una campagna di inanellamento, che partita
sperimentale nel 1999, contiamo di proseguire. Sotto riportiamo la
dislocazione fisica delle marcite della zona in studio (zone
tratteggiate). Quella in cui si è inanellato è la più in basso.
Le marcite:
breve storia
Si può collegare
strettamente all'esistenza dei fontanili un tipo di prateria stabile
irrigua assai caratteristico della bassa pianura: la marcita o prato
invernale. Come indica lo stesso nome, questi prati traggono origine
probabilmente dalla pratica assai antica di far marcire su di essi a
scopo di concimazione l'ultimo taglio dell'anno, facendovi stagnare
le acque che assumono d'inverno quasi aspetto di palude. Con più
progredito e originalissimo sistema di coltura (che pare si debba ai
Monaci Certosini di Chiaravalle fin dal 1400 almeno, se non dagli
Umiliati di Vicoboldone dal 1200), le marcite sono state e sono
tuttora governate in modo che vi scorra lentamente per anche cinque
mesi, dall'autunno alla primavera, un sottile strato d'acqua. Poiché
le acque dei fontanili e/o dei fossi da essi derivati hanno una
temperatura invernale abbastanza costante ed elevata, dovuta al loro
lungo percorso nel profondo suolo, è possibile ottenere abbondanti
falciature anche invernali e/o raccolti anticipati. Questi prati,
verdeggianti in pieno inverno, costituivano in passato un aspetto
della pianura padana molto sorprendente per tutti gli stranieri che
scendono nel nostro Paese. Lo Heuzè scriveva che l'impiego
dell'acqua nell’Italia Settentrionale costituisce a un tempo un'arte
e una scienza e questo è evidente a chi visita la marcita con i suoi
piccoli salti e giochi d'acqua. Arturo Joung fin dal 1768 affermava
che, almeno per la pianura milanese, le marcite si sono spesso, alla
loro origine, sostituite alle paludi, che erano così frequenti nella
bassa pianura, e anche alle prime coltivazioni estensive di riso che
si facevano in molte depressioni paludose.
Catture storiche
nelle marcite
Le marcite sono
sempre state usate, fino alla proibizione per legge, per la cattura
a fine alimentare di uccelli. Questa prassi, che nel passato forniva
proteine alla povera dieta contadina, è ora chiaramente obsoleta ed
abbandonata.
Le prede
principali erano le Pavoncelle e i Beccaccini. Cadevano nelle reti
anche Frullini, Croccoloni, Piovanelli, Spioncelli, Ballerine, ecc.
Il mezzo di aucupio principalmente usato era noto col nome di "antanella"
ed era costituito da reti verticali a panno semplice, non molto
alte, sostenute da bastoni e fissate con anellini scorrevoli che si
estendevano anche per centinaia di metri. Spesso venivano disposte a
"croce" o a "V". Gli uccelli cadevano nelle reti in modo spontaneo o
vi erano sospinte da battitori. In questo ultimo caso si effettuava
la battuta di notte mentre nel primo caso le catture avvenivano al
crepuscolo o all'alba quando gli animali si muovevano da e per la
marcita. Si potevano, al fine di aumentare le catture, usare
richiami vivi o "stampi" ricavati da animali imbalsamati e riempiti
di paglia e, se l'uccellatore era particolarmente abile nel loro
uso, anche appositi fischietti per far avvicinare gli animali. La
presenza di neve nei campi circostanti favoriva le catture rendendo
l'ambiente più ricercato dalle specie. La nebbia infine nascondeva
meglio le reti permettendo catture anche molto elevate.
Attività svolta
Dal 13-14
febbraio 1999, previo alcuni sopralluoghi effettuati nei giorni
precedenti, abbiamo iniziato un monitoraggio dell’avifauna svernante
presente in questo particolare ambiente, tramite catture
standardizzate, montando un impianto di cattura costituito da reti "mist-net"
(note anche come "giapponesi" o "reti foschia") lungo 220 metri e
alto 2,80. Le reti hanno 4 sacche e maglia di 19 millimetri. Si è
innalzato un tratto in piena marcita, sopra un argine, a forma di
"L" con lunghezza di 154 metri. Altri tre tratti di reti, di metri
36, 16 e 14 sono stati posti trasversalmente nel bosco ripariale
presente ai bordi della roggia Saverona, che lambisce la marcita. Ad
ogni ora si è effettuato il controllo delle reti. Gli uccelli
catturati sono stati insacchettati per essere trasportati alla base
e qui poi pesati, misurati, inanellati e rilasciati, secondo metodi
standard dettati dall'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica. Con
l’inizio dell’anno 2000 si è ripetuta l’esperienza dell’anno
precedente, effettuando due nuovi tentativi nei mesi di gennaio e
febbraio, con l’intenzione di aumentare le giornate di catture
(15-16 gennaio e 10-11-12-13 febbraio).
Risultati
In questa ultima
esperienza invernale abbiamo catturato un totale di 133 uccelli di
16 specie diverse. Anche per il 2000 la specie maggiormente
catturata è lo Spioncello con 40 esemplari, l’aumento delle catture
dello stesso è forse da imputare alle condizioni climatiche
particolari che con tempo coperto e leggera foschia rendeva meno
visibili le reti agli uccelli. Essendo animali che si alimentano in
marcita muovendosi in piccoli stormi, ci è stato possibile anche
catturare assieme 16 individui in due reti contigue. Il dettaglio
delle catture è riportato nella tabella sottostante.
Nel biennio si è
giunti finora alla cattura di 180 uccelli di 22 specie diverse.
Totali catture
in marcita di Padernello anni 1999/2001
|
Nome
italiano |
Nome
scientifico |
1999 |
2000 |
2001 |
Totali |
|
Spioncello |
Anthus
spinoletta |
11 |
40 |
14 |
65 |
|
Pettirosso |
Erithacus rubecola |
7 |
17 |
8 |
32 |
|
Cinciallegra |
Parus
major |
9 |
11 |
8 |
28 |
|
Passera
scopaiola |
Prunella
modularis |
1 |
15 |
6 |
22 |
|
Merlo |
Turdus
merula |
5 |
9 |
5 |
19 |
|
Lui
piccolo |
Phylloscopus collybita |
2 |
8 |
5 |
15 |
|
Scricciolo |
Trogodytes troglodytes |
1 |
10 |
2 |
13 |
|
Usignolo
di fiume |
Cettia
cetti |
2 |
7 |
4 |
13 |
|
Passera
Mattugia |
Passer
montanus |
|
4 |
|
4 |
|
Migliarino di palude |
Emberiza
schoeniclus |
|
4 |
|
4 |
|
Saltimpalo |
Saxicola
torquata |
|
3 |
1 |
4 |
|
Regolo |
Regulus
regulus |
2 |
|
1 |
3 |
|
Lucherino |
Carduelis spinus |
2 |
|
|
2 |
|
Beccaccino |
Gallinago gallinago |
1 |
1 |
|
2 |
|
Civetta |
Athene
noctua |
|
1 |
1 |
2 |
|
Fringuello |
Fringilla coelebs |
1 |
|
1 |
2 |
|
Verzellino |
Serinus
serinus |
|
1 |
|
1 |
|
Capinera |
Sylvia
atricapilla |
|
1 |
|
1 |
|
Ballerina gialla |
Motacilla cinerea |
|
1 |
|
1 |
|
Cesena |
Turdus
pilaris |
1 |
|
|
1 |
|
Tordo
bottaccio |
Turdus
philomelos |
1 |
|
|
1 |
|
Codibugnolo |
Aegithalos caudatus |
1 |
|
|
1 |
|
Martin
pescatore |
Alcedo
atthis |
|
|
1 |
1 |
|
Frullino |
Lymnocryptes minimus |
|
|
1 |
1 |
|
Totale |
|
47 |
133 |
58 |
238 |
Cose
interessanti:
-
la cattura di 2 individui di frullino (scolopacide pochissimo catturato in
Italia)
-
cattura di
un Luì piccolo della sottospecie di origine siberiana (tristis)
-
la ricattura
di una Passera scopaiola inanellata sempre lì nell’anno
precedente, indica una fedeltà al sito di svernamento.
I risultati sono
stati sicuramente positivi sia come tipo di specie che come numero
di catture. Siamo coscienti della difficoltà di operare in ambienti
così aperti, dove le reti sono ben visibili e solo in particolare
condizioni di scarsa luce (alba e crepuscolo) o cattive condizioni
atmosferiche (nuvoloso o foschia) si possono ottenere dei buoni
risultati.
|
Uccelli
catturati solo sulla marcita |
|
Spioncello |
51 |
|
Beccaccino |
2 |
|
Cesena |
1 |
|
Totale |
54 |
Lo Spioncello è
specie poco catturata in Italia e quindi anche poco studiata. Le
nostre catture rappresentano, con 40 esemplari nel febbraio 2000,
una frazione elevata di quelle che si fanno mediamente in un anno in
Italia (circa 370 nel 94). La proporzione si innalza se teniamo
conto che la maggioranza degli Spioncelli è catturata in Italia nel
passo autunnale (vedi la pubblicazione "Biologia e conservazione
della Fauna" n° 103 dell'I.N.F.S.). Le catture ottenute possono
sembrare poche in assoluto ma si deve pensare che sono state fatte
in solo 5 giorni effettivi di cattura e senza l'ausilio di richiami,
in un periodo dell’anno caratterizzato da assenza quasi assoluta di
movimenti migratori. Importante notare il valore degli ultimi lembi
residui di boschi riparali della pianura bresciana dove erano
collocate le reti, che hanno permesso di catturare un numero
rilevante di individui di specie legate all’ambiente arboreo, come
il Pettirosso e la Cinciallegra, vista anche l’esigua estensione
(poche migliaia di metri quadrati) degli stessi. Nel secondo inverno
si sono ottenute delle autoricatture riferite a uccelli inanellati
l’anno precedente (Merlo, Scricciolo, Cinciallegra). Pertanto si
ritiene l'esperienza positiva e meritoria di essere portata avanti
in modo sistematico. Speravamo di catturare forse più esemplari di
Beccaccino in quanto un discreto numero di esemplari effettua un
pendolarismo da e per la marcita alla sera e al mattino. Alcuni
giorni prima di posizionare le reti erano presenti sul campo
allagato alcune centinaia di Pavoncelle (Vanellus vanellus), che in
seguito non sono state più avvistate se non transitare in volo alto.
Ringraziamenti
Si ringraziano
Stefania Cappelli, Mario Mola, Laura Cianfanelli,
Barezzani Roberto e Gianni
Zanoni per l'aiuto sul campo. Inoltre hanno collaborato Marina
Carletti e Marilena Perbellini. Un grazie particolare ai signori
Bettoni, conduttori della marcita, e a Lanfranco Salvadego
proprietario della stessa per avercene gentilmente concesso l’uso.
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